“Fa’ ciò che vuoi”: il viaggio di Bastiano dal pensiero al cuore
- 3 giorni fa
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La storia infinita, un libro alchemico

Ci sono libri magici. La storia infinita è uno di questi.
Da bambina ne sono rimasta completamente affascinata, molto più di quanto mi fosse accaduto con il film, che pure appartiene all’immaginario di un’intera generazione. Ma è stato alle soglie dei miei cinquant’anni, leggendolo ai miei figli, che ho avvertito la portata davvero “infinita” di quel libro. Quel romanzo che da bambina avevo vissuto come una grande avventura fantasy è in realtà un testo densissimo di simboli, intuizioni psicologiche, archetipi e significati esistenziali e trasformativi. Un libro realmente alchemico!
Un libro che può essere letto a molti livelli diversi, e forse è proprio questo il motivo per cui continua a parlare tanto ai bambini quanto agli adulti. Da piccoli ci si lascia trasportare dal viaggio, dalle creature fantastiche, dalla paura del Nulla, dai paesaggi di Fantàsia. Crescendo, invece, iniziano ad emergere altri strati: il potere creativo dell’immaginazione, il rapporto con il desiderio, la costruzione dell’identità, il potere che deriva dall’essere sé stessi fino in fondo, ma anche il rischio di smarrirsi e la necessità di attraversare il dolore per diventare davvero sé stessi.
Non credo sia un caso. Michael Ende era profondamente vicino a temi spirituali ed esoterici. Nelle sue opere si percepisce chiaramente il dialogo con il mito, l’alchimia, il simbolismo e con una certa visione iniziatica dell’essere umano, molto vicina anche al pensiero di Rudolf Steiner. Per Ende l’immaginazione non era evasione infantile, ma una facoltà fondamentale dell’essere umano, qualcosa che permette di entrare in contatto con dimensioni profonde di sé e della realtà.
Forse è anche per questo che fu così duro nei confronti dell’adattamento cinematografico. Il film racconta soltanto una piccola parte della storia e ne riduce enormemente il significato simbolico. Nel film Bastiano salva Fantàsia. Nel romanzo, invece, il vero viaggio inizia proprio dopo, ed è qui che La storia infinita smette di essere semplicemente un romanzo fantasy e diventa qualcosa di molto più vicino a un percorso interiore.
Perché la vera peculiarità di questa storia non è Fantàsia. Non sono i draghi, gli oracoli o le creature fantastiche. La cosa veramente straordinaria è che il lettore legge di un bambino che legge un libro… e che a un certo punto scopre di essere lui stesso dentro quella storia.
Bastiano inizia come osservatore. È nascosto nella soffitta della scuola, rannicchiato, separato dal mondo, immerso nella lettura come chi contempla da lontano una vita più viva della propria. La sua mente è accesa, curiosa, immaginativa. Ma lui non partecipa davvero all’esistenza. Guarda. Fantastica. Pensa. Sogna da fuori.
Poi accade qualcosa.
La storia inizia lentamente a chiamarlo. A chiedergli di entrare a farne parte, non per interpretare un copione, ma per inventare la sua personale storia, con un intero mondo pronto a prendere forma dalla sua immaginazione, dai suoi desideri. “Fa ciò che vuoi”, dice l’amuleto dell’imperatrice di Fantasia.
Bastiano accetta. Entra dentro il libro. Il suo pensiero cambia natura: era un freno, ora si sbriglia nell’immaginazione e si tramuta immediatamente in storia, azione.
Trovo che questa sia una delle metafore più potenti mai scritte sul processo di trasformazione dell’essere umano.
Perché è esattamente ciò che succede anche nella vita. Molte persone vivono come spettatori di sé. Pensano la propria vita invece di viverla. Analizzano le emozioni invece di attraversarle. Si osservano dall’esterno, come se esistesse sempre una distanza tra loro e ciò che accade davvero.
È il regno della testa, una testa bloccata, non più in contatto con il cuore, con l’anima.
La mente analizza, separa, giudica, critica, controlla. In questo senso è “diabolica”, nel significato etimologico del termine: divide, frammenta, separa l’essere umano dall’esperienza immediata della vita. E così iniziamo lentamente a mettere veti su ciò che sentiamo e desideriamo, tanto da dimenticarcelo del tutto. Iniziamo a dire no. A trattenerci. A proteggerci. A evitare ciò che potrebbe ferirci, esporci, trasformarci.
Smarrendo il cuore.
Perché il cuore, invece, entra nell’esperienza. Agisce, rischia, ama, vive.
E allora la vita si restringe poco a poco dentro una specie di gabbia dorata fatta di pensieri, paure, interpretazioni e controllo. Una prigione spesso molto raffinata, persino intelligente, ma comunque una prigione.
Il Nulla non è soltanto la distruzione di Fantàsia. È ciò che accade ogni volta che ci separiamo dal nostro nucleo più autentico e vitale. Ogni volta che rinunciamo ai nostri desideri profondi. Ogni volta che smettiamo di partecipare veramente alla nostra esistenza.
Il Nulla divora i mondi possibili che non abbiamo avuto il coraggio di vivere.
Per questo Bastiano deve entrare nel libro. Per questo non può restare spettatore. Fantàsia non può essere salvata da qualcuno che osserva da lontano.
E forse è proprio questo che la vita cerca continuamente di insegnare anche a noi.
Perché quando ci chiudiamo troppo nella mente, quando trasformiamo il pensiero in una fortezza e ci proteggiamo dall’esperienza viva, la vita prima o poi viene a prenderci. A volte con delicatezza. Altre volte con violenza. Ed è lì che iniziano ad apparire crisi, malesseri, blocchi, sintomi, relazioni che si spezzano, sensazioni di vuoto o di smarrimento che spesso viviamo come ingiustizie o persecuzioni del destino.
Ma molto spesso non sono altro che la vita che tenta disperatamente di riportarci dentro il libro. Di farci smettere di guardare la nostra esistenza da fuori. Di ricordarci che non siamo nati per essere spettatori impauriti della nostra storia, ma per diventare gli eroi chiamati ad attraversarla.
Non occorre arrivare a capire tutto, né trovare una spiegazione perfetta per ogni paura, blocco o desiderio che ci attraversa. Occorre invece riuscire ad accorgersi del momento esatto in cui la vita ci sta chiamando dentro la storia e trovare il coraggio di smettere di restare sulla soglia ad osservare.
Bastiano non diventa eroe perché improvvisamente smette di avere paura, diventa eroe nel momento in cui attraversa il confine. Nel momento in cui accetta di entrare nell’esperienza, di lasciarsi coinvolgere, trasformare, perfino ferire da ciò che vive. È questo passaggio dalla contemplazione all’azione che cambia tutto.
Il lavoro su di sé inizia proprio così: non soltanto comprendendo, analizzando o interpretando ciò che siamo, ma iniziando lentamente ad abitare la nostra vita in modo più pieno, raccogliendo una sfida, accettando un rischio, facendo qualcosa che sentiamo profondamente vero anche se ci spaventa.
Lo psicoterapeuta Fritz Perls, quando le sedute con i suoi pazienti arrivavano al climax, portando alla luce una nuova, preziosa consapevolezza, usava domandare: “So, what?”, “Quindi, cosa intendi fare?”. La consapevolezza è nulla se non si concretizza.
In fondo è questo il significato più profondo dell’Auryn, l’amuleto che protegge chi “Fa’ ciò che vuole”. Non il permesso di seguire ogni impulso dell’ego, ma la possibilità di avvicinarsi sempre di più a ciò che è autentico, vivo, essenziale, per trasformare il nostro potenziale in vita e valore reale.
Il Nulla arretra ogni volta che qualcosa di autentico prende finalmente vita.




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